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Preside: Prof.ssa Lucia Monti

Il sogno spezzato di Federica


"Serata emozionante quella del 21 dicembre,alla Scuola media Scotti di Ischia. In scena i ragazzi dei corsi N ed F,con il lavoro teatrale “Il sogno spezzato di Federica”, dedicato a Federica Tagliatatela, in occasione del ventesimo anniversario della Strage di Natale del 23 dicembre 1984, attentato al Treno 904 Napoli-Milano.
Alle 18.00 la sala è già piena di genitori, docenti, ragazzi di tutte le classi;la commozione si percepisce  chiaramente e cresce  man mano che si avvicina il momento dell’apertura del sipario.
Alle 18.30 ,in un silenzio totale,l’enorme sipario grigio si apre e si vedono  già sul palco alcuni ragazzi,in pantaloni scuri e maglione bianco,pronti a cantare la canzone “Federica” scritta venti anni fa dal musicologo Leoncarlo Settimelli.
La scenografia è semplice ed essenziale:su un lato una cartina geografica e l’indicazione “Classe II O”,sul fondo un enorme pannello tappezzato di prime pagine di giornali.
Prima di cominciare,la prima sorpresa: un professore legge ai ragazzi una email ricevuta proprio da Leoncarlo Settimelli,contattato dopo una laboriosa ricerca via Internet. Il testo della lettera è molto significativo e ricco di messaggi. Noi lo riportiamo per intero:

“ Cari ragazzi tutti: dopo la telefonata che ho ricevuto, mi è venuto il groppo alla gola. Ho durato fatica a dire che avrei voluto essere con voi, quando canterete la canzone di Federica.
Purtroppo, non potrò farlo, ma idealmente sarò lì e senza dubbio tratterrò a stento una lacrima. Sarà certamente per Federica, che io non ho mai conosciuto, ma della quale lessi sul giornale, come tutti in quei giorni di dolore. Lessi di una bambina che era morta con altri su quel treno, e lessi il motivo per cui viaggiava: andare a Milano a vedere la neve. Sarà stato vero? Io di certo non me lo sono inventato, ma anche se quella - cioè la neve - fosse stata l'ultima ragione del suo viaggio, fu tale da colpire il mio animo. E mi misi a scrivere la canzone.
Non vi dirò che nacque di getto, come in genere si dice. No, la pensai a lungo, perché vedete, anche scrivere una canzone costa fatica. Il grande Gioacchino Rossini diceva che «il genio è fatica», per significare che per raggiungere un fine, anche artistico, occorre lavorare molto. Vi dico questo perché voi, come tutti, siete bombardati di spettacoli in cui si mostra che da un giorno all'altro si diventa famosi. Che senza fatica si guadagnano soldi. Che senza arte né parte si può entrare a far parte dei cosiddetti VIP, orribile acronimo per dire «persone importanti». Ma può essere questo il fine del nostro vivere? Non ci sono altri valori?
Certo che ci sono e non bisogna considerarsi meno fortunati se non si diventa «qualcuno». «Qualcuno» si è comunque, se si intende la vita come realizzazione di se stessi in qualsiasi campo. Un pescatore che ci porta sulla tavola del buon pesce è forse meno di un VIP? Un contadino che sa crescere il grano e darci il pane non realizza se stesso e non dà forse il suo grande contributo all'umanità? Io non sono credente, ma se penso che Giuseppe era un falegname e Pietro un pescatore, be', allora non bisogna essere VIP per fare qualcosa di importante.
Tornando alla canzone di Federica, vi chiederete chi sono io. Ebbene, io sono un autore e cantante di canzoni sociali, cioè di quelle canzoni che hanno avuto l'ambizione di comunicare qualcosa di diverso dai soliti temi e di contribuire e fare del mondo una cosa migliore. Ho fatto questo mestiere per molti anni e ancora lo faccio. Ho 67 anni e lo dico perché so che voi siete molto attenti all'età e forse penserete che solo se si è giovani si può cantare. Certo, l'energia non è più quella di una volta, ma ci sono altre cose che, a questa età, si riesce a comunicare col canto.
Comunque, allora avevo vent'anni di meno e fui invitato alla radio a cantare due canzoni. Una era quella di Federica e ricordo che sbagliai qualche accordo, poiché ancora non l'avevo imparata bene.
Ho detto che di certo sarebbe scesa una lacrima dai miei occhi. Ora vi dico che non sarebbe solo per Federica. Sarebbe dovuta anche al fatto che dei ragazzi come voi cantino oggi quella canzone. Perché questo vuol dire che non avete dimenticato Federica e la lezione che deriva dalla sua storia. Perché questo vuol dire che coltivate la memoria, che non è solo un fatto scolastico e nozionistico, ma qualcosa che serve al futuro, a non ripetere gli errori, gli sbagli,  perpetrando nuove ingiustizie e provocando altro sangue.
Bene, ragazzi, sia pure a distanza, vi dico «grazie», perché sono io che ricevo oggi un grande regalo da voi. Quello di sapere che niente è invano, che tutto serve. Anche una canzone non incisa su disco e non diventata famosa. Ma se è servita a far germogliare in voi un sentimento così bello, ciò significa che ha raggiunto il fine per cui è stata scritta e cantata. Come voi farete oggi. Grazie, di cuore, Leoncarlo Settimelli.”.  ragazzi, sorpresi e commossi, eseguono splendidamente la canzone,che richiama poeticamente la drammatica vicenda di Federica Tagliatatela:

Federica dagli occhi di mare

che lascia il suo porto

e ha voglia di andare.

Federica che come un gabbiano

attraversa il suo mare

diretta a Milano;

prende un treno che è pieno di gente

che si sposta per fare Natale;

mille storie di cui non sa niente

di gente già stanca che scende e che sale.

Lei però coi suoi dodici anni

sa che vuole andare a vedere

come è fatta la neve

e  perché può dal cielo cadere.

……………………………….

Federica dagli occhi di mare

Che vede stazioni veloci passare;

suona a Roma una vecchia zampogna

poi viene Firenze ,si va per Bologna.

Come sale veloce quel treno che si tuffa nelle gallerie,

come fanno i delfini nei giorni d’agosto

seguendo chissà quali vie.

Ma di colpo è un mare di fuoco,

la tempesta si schianta d’intorno.

Il biglietto era solo d’andata e non c’è ritorno.

…………………………………….

Federica dagli occhi di mare,

su quella montagna ti han fatto fermare;

hanno rotto le ali al gabbiano

e tu non hai visto la neve a Milano.

Un video proietta su uno schermo le immagini, a commento del testo. Poi comincia la rappresentazione teatrale vera e propria: una vecchia bidella ricorda ad un giovane professore la storia di Federica e della sua classe. Il tutto attraverso una sapiente alternanza di flashback e contemporaneità.
Il lavoro permette anche di rievocare,attraverso filmati e coreografie, gli Anni Ottanta ed in particolare proprio il 1984,con divagazioni sulle canzoni dell’anno,gli avvenimenti politici,la cronaca,la moda e finanche la pubblicità.
Bellissimi i dialoghi ,che ricostruiscono la vita di classe della II O, con simpatici riferimenti alle passioni preadolescenziali di allora.
I ragazzi si esibiscono in deliziosi movimenti sulle musiche di Eros Ramazzotti e di altri cantanti.E il pubblico sogna insieme a loro;due bravissime ballerine in erba volteggiano  sul palco,mentre si canta “Sognando sogni grandi”, un brano che, con opportuni cambiamenti sul testo originale,permette di ricordare come Federica e i suoi compagni vivessero pienamente la loro età, fatta di sogni, di progetti, di speranze.
Curiosa  la coreografia che richiama i preparativi del Natale ad Ischia e che termina con la composizione di un albero,fatto di stelle d’argento.
Poi il momento diventa drammatico, con le scene, sempre misurate, della folla alla stazione.
Anche qui una originale coreografia,con ragazzi e ragazze in abiti eleganti,in attesa del treno.I passi sono costruiti su saluti,baci,intrecci di borse e borsoni,mentre una avvenente signora,in attesa del treno,si muove con grazia,utilizzando la sua valigia per bellissime acrobazie.
Commovente il saluto di Federica alla sua compagna del cuore:due mani rimangono sospese nell’aria e tardano  ad allontanarsi,come per una sorta di presentimento.
Poi il 904 Napoli-Milano parte  e il pannello di fondo,ricoperto dai giornali,viene  scoperto mostrando  l’ immagine di un treno in corsa,sventrato da una bomba.
Una lunga teoria di ragazzi,vestiti di nero,comincia la marcia su immaginari binari:con un armonico e coordinato movimento di braccia e gambe,i ragazzi simulano il correre del treno,ora più lento,ora più veloce.Il ritmo della musica e gli effetti luce fanno il resto:nella sala gremita  non si avverte  più alcun rumore e se è vero ,come dice una nota canzone,che “l’emozione non ha voce”,questo è  il momento più emozionante di tutta la serata.
Ad un certo punto un boato e “il treno umano” si spezza,mentre sullo schermo laterale sono  proiettate immagini di repertorio da Tg nazionali.
I commenti di alcuni ragazzi ,la lettura di alcune lettere scritte da altre scuole d’Italia alla classe di Federica raccontano  bene la commozione che prese tutta la penisola,nel sapere che fra i morti c’erano anche bambini e fra questi,Federica Tagliatatela da  Ischia.
Il racconto,però,non può concludersi con immagini così drammatiche.Viene  annunciato l’arrivo di un altro treno,quello della pace. Stavolta la stessa teoria di ragazzi ,con una maglietta bianca  con un arcobaleno dipinto sul davanti ,irrompe sul palco gioiosamente sventolando fazzoletti colorati.
“Arriverà il treno della pace e della non violenza” gridano i ragazzi, mentre il pubblico, totalmente coinvolto, si lascia andare ad un lungo e convinto applauso.

La scritta “Ciao,Federica” appare  magicamente,con le lettere in caratteri cubitali sostenute dai ragazzi.

Tutto il lavoro teatrale è stato convincente e coinvolgente;alla fine si notano volti rigati di lacrime,si intrecciano strette di mano, si sprecano i complimenti ai professori e soprattutto ai magnifici ragazzi protagonisti del recital. Sorrisi da parte dei ragazzi stessi,soddisfatti del lavoro e soprattutto orgogliosi di aver trasmesso il messaggio di pace e non violenza che viene fuori dalla storia di Federica Tagliatatela. Uno di loro, molto commosso, si avvicina ad un professore e  chiede una foto di Federica,promettendo di andare al cimitero per recitare una preghiera sulla sua tomba e per  portarle un fiore bianco.

Forse la Scuola Media Scotti non poteva ricordare meglio la sua sfortunata alunna.".

 

Alcuni disegni fatti dai ragazzi:

Federica alla stazione

 

Federica sul treno

 

Federica parte da ischia

 

Foto evento teatrale

 

 

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